I #LoveMyLand: autunno in Langa

Devo ringraziare Liz ed il suo blog (cui mi sono appassionata) per avermi fornito lo spunto per scrivere questo articolo, l’ennesimo su Alba e le Langhe. Ma come diceva Cesare Pavese “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”. Ed ecco che ne approfitto per raccontare il mio #LoveMyLand nella stagione che amo di più.

Quando penso alle mie colline, ai luoghi di cui ho pieni gli occhi fin da quando sono nata, non può non venirmi in mente l’autunno, che è sicuramente la stagione più caratteristica di questi luoghi.

A settembre le mani sono sporche del succo d’uva, perchè vendemmiando non si può non spappolare qualche acino ed è normale impiastricciarsi. L’odore è un misto di sudore e mosto in fermentazione: non ho una visione bucolica della vendemmia, ma so che significa fatica e sacrificio, per chi è da un anno che aspetta di poter raccogliere i frutti del proprio lavoro.

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Il ritmo è lento perchè si sa, per fare le cose bene non bisogna avere fretta. La musica in sottofondo è il rombo dei trattori carichi di uva e se hai la sfortuna (o fortuna?) di capitare dietro ad uno di questi, non puoi far altro che rassegnarti e adeguarti al suo ritmo.

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Ad ottobre ci si veste bene e si va in festa. Ad Alba da 84 anni si tiene la Fiera del Tartufo Bianco d’Alba, che è pure diventata internazionale e con il suo fitto calendario di manifestazioni richiama visitatori da ogni dove.

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Le strade e le piazze sono affollate di gente, ma questo non mi impedisce di partecipare agli eventi organizzati, soprattutto se si tratta delle rievocazioni storiche. Nell’aria si sente il profumo delle caldarroste e se si passa davanti ai negozi di via Maestra trovi anche il profumo del pregiatissimo tartufo bianco, che almeno quello non costa niente. Il ritmo questa volta è martellante, scandito dai tamburi e dalle fanfare dei borghi che colorano la città. Ogni occasione è buona per ritornare all’epoca medievale e per lanciare una bandiera variopinta in aria, come celebrazione di un passato ancora vivo e caro.

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Novembre sono i colori delle viti che cambiano, che trasformano le colline in tavolozze sporche di pittori che hanno finito di dipingere la loro opera d’arte. Tutto ritorna ad essere tranquillo e sonnacchioso, in preparazione all’inverno.

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Il profumo di vin brulè inonda le colline, così come la nebbia che come ogni anno torna a fare compagnia. Il suono questa volta è quello di voci sommesse, che raccontano delle tradizioni in collina, come si faceva una volta, quando durante l’inverno tra vicini ci si ritrovava nelle stalle scaldati dagli animali a raccontarsi storie di masche in attesa della bella stagione. Il ritmo torna ad essere lento, per poi completamente fermarsi e ammutolirsi sotto la neve.


 

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