Alba a lutto

La settimana scorsa ad Alba abbiamo avuto un lutto, che ha riguardato tutta la città e non solo. E’ mancato il Sig. Michele Ferrero, il papà della Nutella. Lo definisco così perché non è stato solo l’inventore o colui che l’ha fatta conoscere in tutto il mondo, ma è stato una persona che ha fatto tanto bene a questa parte del Piemonte, che ha vissuto momenti bui in passato: proprio la Ferrero gli ha dato una marcia in più.

Subito dopo la guerra, quando le colline delle Langhe erano solo terra da coltivare e le alternative erano poche, o andare in Fiat a lavorare a Torino o rimanere e faticare, i Ferrero hanno dato un’alternativa di vita. Si racconta che mandassero i preti dei paesini nelle case a convincere gli uomini a venire ad Alba a lavorare in fabbrica. E non ci venivano da soli, ma mettevano a loro disposizione le “corriere”, ovvero i bus che passavano nei paesini per portarli giù in tempo per iniziare i turni.

Si racconta che alle donne i mariti portassero a casa le confezioni da impacchettare, prima che le mogli venissero reclutate in fabbrica e prima del famigerato terrore di spionaggio industriale, che ancora oggi impone ai dipendenti di poter mangiare in fabbrica tutto ciò che vogliono e di non poter uscire con prodotti Ferrero.

Ma la Ferrero non imponeva l’abbandono delle campagne, ma anzi, consente ai propri dipendenti di continuare a lavorare la terra, perché è ben consapevole del valore aggiunto che dà il lavoro quando è fatto con amore. E questo è ricambiato, perché i dipendenti Ferrero (e intendo anche chi lo è stato e oggi è in pensione) amano il loro capo. E credetemi, non è una cosa da poco.

Questo affetto l’ho toccato con mano il giorno dei funerali.

I preparativi per il funerale

I preparativi per il funerale

La città si è trasformata nel giro di poche ore in un presidio alla stregua del G8, con elicotteri e pullman delle Forze dell’Ordine che presidiavano Alba. Nelle piazze più importanti i maxi schermo trasmettevano la funzione religiosa celebrata in Duomo e l’unico rumore erano le pale degli elicotteri e le parole trasmesse dagli amplificatori.

Le persone erano in piedi davanti nelle piazze in rispettoso silenzio e seguivano la funzione religiosa. Nessuno parlava al telefono, nessuno si scattava selfie per immortalare il momento ma tutti avevano lo sguardo incollato al maxi schermo. L’atmosfera era quasi irreale..

Il funerale in piazza

Il funerale in piazza

 

La voglia di immortalare tutto ciò è stata più forte di me, anche se la sensazione di fare qualcosa di sbagliato e irriverente ha tentato di frenarmi.

L’affetto di Alba e le Langhe e la gratitudine per tutto ciò che la famiglia Ferrero ha fatto per queste colline è stato dimostrato con l’applauso interminabile che ha accompagnato la bara all’uscita dal Duomo. Il corteo funebre è quindi partito, rigorosamente a piedi e a piedi era anche la famiglia, dietro il carro funebre. E applaudivano anche loro. Il figlio, Giovanni, sorrideva e applaudiva alla volta delle persone che sul ciglio della strada aspettavano il passaggio della bara. E quell’applauso e quel sorriso sembrava quasi essere un ringraziamento per ogni singola persona per la presenza in quel momento.

La Ferrero non è mai stata solo lavoro. Ha unito persone diverse, riconoscendo loro dignità. Non ho mai sentito nessun dipendente Ferrero lamentarsi, né quelli di oggi né quelli in pensione. Ho sempre e solo ascoltato belle parole nei confronti di un’azienda che ha saputo rimanere a conduzione famigliare e che ha sempre riconosciuto la paternità dei propri prodotti al territorio dove è nata, grazie alle persone che li hanno creati e alle nocciole delle Langhe. E tutta questa riconoscenza l’ho vista nel sorriso della famiglia.

All’interno del corteo c’erano anche gli operai Ferrero: alcuni di loro indossavano le divise, dal caratteristico colore beige che ti fa subito venire in mente il Tronky e la nocciola. Il loro viso era emblematico. In mezzo a Sindaci con le fasce tricolori e a personalità importanti con completi e cappotti neri, loro erano coloro che erano vestiti meglio, perché quella divisa da lavoro rappresenta la loro appartenenza ad una grande famiglia e li ho un po’ invidiati, perché avrei voluto farne parte anch’io.

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